Quando si pensa alla perfezione, nella nostra mente si affollano pensieri che cambiano a seconda di quelle che sono le nostre esperienze, i nostri interessi. Un musicista jazz penserebbe a John Coltrane, a Miles Davis; un bassista penserebbe a Jaco Pastorius un chitarrista a George Benson. Se si pensa al cinema, si penserebbe a Robert De Niro o a Martin Scorsese… Nel basket non mancherebbe Michael Jordan o Kobe Bryant. Ecco, è al basket che volevo arrivare. Pensate al vostro stereotipo di tiratore, ma che sia anche atletico e versatile! Ora pensate al giocatore più elegante (cestisticamente parlando) della Lega. Il cerchio si è molto ristretto… Di certo i più attenti di Voi saranno arrivati a quello che è, ormai ufficialmente, il miglior tiratore della NBA, Ray Allen.

Ray Allen in lay-up
Un giocatore dallo stile unico, uno di quelli che vi fa innamorare del basket quando lo guardate giocare per la prima volta. I suoi movimenti, in particolari quelli offensivi sono da manuale del gioco. La sua tecnica di tiro è a dir poco perfetta, non ci sono molti altri aggettivi per descriverla. Gli unici che mi vengono in mente sono: sublime, incantevole e inimitabile. Spesso guardando partite, video, cerco di capire chi è il giocatore dalla tecnica migliore. Kobe è unico, il miglior Jordan di sicuro potrebbe competere ma quando guardo Ray Allen per Me non ci sono più paragoni. Il suo modo di giocare senza palla sarebbe da studiare ed imitare per tutti i ragazzini che si avvicinano al gioco. Del resto per il suo modo di giocare, per il suo ruolo, il gioco senza palla è diventato uno dei suoi punti di forza e sicuramente uno dei migliori ad eseguirlo assieme a Richard “Rip” Hamilton. Quando esce dai blocchi Ray è praticamente immarcabile. 8 volte su 10 parte il tiro in un battito di ciglia, il suo rilascio velocissimo lo rendono ancora più difficile da contrastare e poi, con le percentuali che si ritrova, quasi il 40% in carriera, è molto probabile che la palla venga raccolta sul fondo della retina.
Dopo ben 14 primavere NBA, passate tra Milwaukee, Seattle e Boston; a quasi 36 anni d’età, Ray Allen si è tolto diverse soddisfazioni: Campione NBA con i Boston Celtics nel 2008, Medaglia d’Oro alle Olimpiadi di Sidney, quest’anno parteciperà al suo 10° All Star Game, ha vinto il 3pts Shootout dell’All Star Weekend nel 2001 e non ultimo nel 2003 ha vinto il Joe Dumars NBA Sportsmanship Award, premio che la NBA assegna al giocatore che racchiude l’ideale del giocatore che più di ogni altro ha rispetto per il gioco e per gli avversari e gioca con fair-play e integrità morale. Oltre ai riconoscimenti personali può vantare diversi records come il maggior numero di tiri da 3 segnati in una Finale NBA, cioè 8, contro i Lakers nel 2010 e quello di tiri da 3 segnati in una gara di playoffs ovvero 9! Ha il record di 19 punti consecutivi segnati in una partita, record però battuto da Lebron James, unico a superarlo e così via. Gli amanti dei numeri approfondiranno!

La "Tripla" n° 2561 per Ray Allen che lo fa entrare nella Storia di questo sport
Il record che però lo farà entrare negli annali del gioco e molto probabilmente nella Hall Of Fame è il record di tiri da 3 punti segnati in carriera che fino a qualche sera fa apparteneva a Reggie Miller, altro grande tiratore. Ray l’ha superato il 10 Febbraio 2011 contro i L.A. Lakers, segnando il suo tiro da 3 punti n° 2561!!! (Primo video alla fine dell’articolo) Un record incredibile, che Ray continuerà ad alimentare dato che c’è ancora metà stagione da giocare e chissà ancora quanti anni di carriera! Finora ha all’attivo 6433 tentativi dai 3 punti e quest’anno viaggia addirittura con il 46% da tre che è la sua percentuale più alta nella sua carriera da 14 anni a questa parte! Come il buon vino, più invecchia più diventa buono e non perde un colpo!
Il record di punti di Ray Allen è di 54 contro gli Utah Jazz, stagione 2007, a quei tempi giocava con Seattle. Fu una partita incredibile, con Ray che strapazzò la difesa dei Jazz segnando da ogni zona del campo. Ma la sua performance migliore, secondo chi vi scrive e non solo, rimane Gara 6 del primo turno dei playoffs del 2009 contro i Chicago Bulls, partita tra l’altro persa da Boston dopo 3 overtime! In quella partita Ray era “in the zone” come si dice in gergo, ovvero in quello stato mentale e psicologico nel quale ci si sente capaci di tutto, capaci di segnare ogni tiro che parte dalle proprie mani. In Italia diremmo “in trans-agonistica”.

Lo spettacolare tiro di Ray Allen in faccia a Joakim Noah, sulla sirena di Gara 2! - Copyright 2009 NBAE (Photo by Brian Babineau/NBAE via Getty Images)
Segnò ben 51 punti, record personale per i playoffs con 18/32 dal campo e 9/18 da 3. Una performance a dir poco spettacolare e unica per il pubblico. Lo United Center di Chicago rimase sconvolto da Ray che portò la partita al terzo overtime! Partita al cardiopalma e Ray con la mano rovente che punì ripetutamente i Bulls, da ogni posizione, contro chiunque provò a marcarlo! (Potete gustarvi questa performance nel secondo video alla fine dell’articolo)
Alla fine però furono i Bulls a prevalere in gara 6 ma Boston vinse la serie. Serie nella quale Ray aveva già dato segni di strapotenza, in gara 2 aveva mandato i titoli di coda con una tripla assurda sulla sirena in faccia a Joakim Noah e poi forzato l’overtime in gara 4! Una delle serie di Playoffs più emozionanti e combattute di sempre, chiusa da Ray Allen da protagonista assoluto!
Nel 1998 Ray Allen viene scelto da Spike Lee per un ruolo da co-protagonista con Denzel Washington per il suo film He Got Game dove interpreta la parte di Jesus Shuttlesworth, giovane promessa del basket americano. La sua discreta performance fu apprezzata dalla critica e gli valse il soprannome tra i suoi compagni di squadra di “Jesus”.
Soprannome meritato forse anche per le numerose opere di beneficienza che Ray compie nella sua comunità e non solo. Nel 1997 infatti nacque la “Ray Of Hope Foundation”, fondazione voluta fortemente da Ray Allen a favore dei bambini con meno possibilità economiche o con problemi sociali. L’obbiettivo della fondazione è quello di dare un’opportunità a tutti i bambini, per sviluppare tutte le loro potenzialità nella vita di tutti i giorni e nello sport.
Un campione non solo in campo ma anche e soprattutto fuori dal campo!
HE GOT GAME!